
L’ascolto umanizza la vita, rende alla vita un ordine di senso. La presenza dell’altro è il fondamento da cui può emergere la parola, in cui il bisogno di essere visti, ascoltati, presenti si unisce al desiderio di essere qualcosa per l’altro.
Nel bambino si vede bene: la ricerca d’attenzione, il richiamo al genitore distratto, il tutto per farlo ritornare ad essere presente, perché quello che il bambino fa esiste perché qualcuno lo riconosca, gli dia valore.
Negli adulti la ricerca di un interlocutore è altrettanto importante, quanto s’impoverisce il nostro discorso quando chi abbiamo di fronte non ci ascolta, magari distratto da qualche notifica sul cellulare. Lì la nostra parola si sgonfia, evapora, non abbiamo più voglia di parlare con l’altro.
Infatti, Lacan aggiunge “la parola è essenzialmente il mezzo per essere riconosciuti”. È quello che molti ragazzi fanno con l’intelligenza artificiale o con i social, cercare qualcuno che li riconosca, renda quello che dicono “ascoltato”, finendo però in un vicolo cieco di fronte all’assenza di un vero legame.
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