
Con la metafora dell’aragosta Dolto ricorda che durante il periodo dell’adolescenza il/la ragazzo/a è senza guscio, le ferite sono più sanguinose, ogni ferita rischia di lasciare cicatrici permanenti. Le parole dei genitori hanno un peso enorme sull’adolescente, bisogna maneggiarle con cura.
Dall’altra parte la metafora ricorda quanto sia facile in adolescenza mettere su una maschera data da altri; se sono senza guscio, senza difese, la soluzione più rapida è identificarsi a qualcun altro, fare come qualcuno che sembra più “figo” o con un modello ideale. In questo i social media creano un mondo di maschere da mettersi dove difendersi, allontanando il/la ragazza da sé stesso/a.
È difficile mostrarsi fragile, soprattutto in un’età nella quale, riprendendo un’espressione di Sartre, “l’inferno sono gli altri”.
I ragazzi vanno quindi sostenuti, supportati in questo cambiamento per ritrovare sé stessi dopo una fase in cui si sono “nascosti” per non rimanere esposti alle difficoltà a cui la vita espone; difficoltà interne come la scoperta della sessualità, propria e in relazione e difficoltà esterne dovute a relazioni che acquisiscono un peso sempre maggiore, alla scelta di un futuro sempre più incerto. Un’età incerta e complicata, da cui può nascere un soggetto nuovo.
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