Essere genitori

“Il compito dei genitori è esserci per essere lasciati”

In questa frase è racchiusa l’essenza della difficoltà di essere genitori, in continuo alternarsi di due posizioni opposte: quella di esserci e quella di non esserci.

Nel primo tempo della vita risulta fondamentale la presenza, il rispondere ai bisogni del bambino, dimostrando il segno del nostro amore per il nuovo nato/a. In ogni nuova fase gli equilibri si spostano, il bambino fa un passo e il genitore dev’essere bravo a fare spazio, a fare un passo indietro, a scomparire momentaneamente, deve lasciar sperimentare, deve lasciar fallire sui propri passi.

In questo l’essere genitori è come diceva Freud un mestiere impossibile perché fondato su una continua sincronia e su un continuo andirivieni che rispetti i tempi del genitore e quello del bambino.

Mi piace sottolineare come nei passaggi dello sviluppo non basta che il bambino mostri di essere pronto (svezzamento, lettino autonomo, etc..) ma dev’essere anche il genitore a lavorare su di sé, sui suoi fantasmi inconsci per essere lasciato, non essere più indispensabile.

Come ci insegna il momento del parto: bisogna ispirare e spingere fuori, lasciare andare; così anche nello sviluppo il genitore deve imparare a stare e a farsi da parte alterando questi due movimenti con infinita pazienza e continuità.


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