Figli

La problematica si manifesta quando i genitori tendono ad aspettarsi che il figlio o la figlia li supporti emotivamente rispetto agli insuccessi della propria vita.  

Dolto ricorda che ciò che un bambino compie per soddisfare il desiderio dei genitori è devitalizzante, lo rilega al soddisfare i bisogni genitoriali senza sviluppare i propri, inibendo le sue capacità di farsi carico dei propri desideri e relegandolo a “non abbandonare mai i genitori”.

Per questo Lacan sottolinea che ci sia desiderio d’altro nella posizione materna, cioè che l’essere genitore non esaurisca tutto il desiderio, ma che ci sia altro, che non si lasci al bambino/a l’arduo compito di soddisfare le infelicità e gli insuccessi genitoriali, ma che il genitore sappia essere felice anche di altro. Lacan utilizza l’espressione della “madre tutta madre” per evidenziare una posizione patologica della maternità.

Compito dei genitori è lo sviluppo del bambino in quanto soggetto e non oggetto dei loro desideri, in questo la rottura delle regole, l’individuazione dei propri spazi e dei propri desideri porta spesso a piccoli scontri quotidiani che costringono così i genitori a lavorare nuovamente sui propri desideri sul figlio.

“Non è come me lo immaginavo” è uno scontro con la realtà, il bambino non è un prolungamento del genitore, ma un piccolo soggetto che emerge e che chiede spazio nella realtà familiare, turbandone gli equilibri, costringendo a rivedere i confini e gli spazi di ognuno dei membri.

La contemporaneità mette in luce questo aspetto, si è passati da famiglie con numerosi figli a famiglie con un unico figlio, spesso investito di tutte le aspettative e desideri genitoriali. Il bambino/a rischia così sempre di più di essere un prolungamento dei sogni irrealizzati genitoriali.


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